Big Wave Falls Down

17:48:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)




Il video è come me: un po' triste e un po' cretino.

La canzone non ha senso. Nessuna canzone dei Picture ha mai avuto, forse, un senso vero e proprio.
Ma un senso lo si può sempre trovare, volendo.
E alla fine ti rendi conto che quel testo sconnesso, sgrammaticato e insensato aveva ragione: prima o poi arriva sempre un'onda gigantesca, uno tsunami del cazzo e spazza via tutto quello che hai fatto, ogni cosa positiva e negativa, ogni sillaba pronunciata e ogni virgola scritta.

La preferivo quando non aveva senso.



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Te lo dico così (Non riuscendo a scriverti)

19:57:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

In che scala di riferimento preferiresti che io ti spiegassi quanto mi piacerebbe sentire la tua voce, adesso?

16-dic-2009

Portrait of the Artist as a Young Man

17:35:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Ho sempre provato un certo piacere nell'assistere ad ogni tipo di intemperie.

Sono in molti, invece, a odiare la nebbia, e come dar loro torto?
È umida, fitta, fastidiosa...

D'altronde, ciò che non si vede ha lo stesso fascino di ciò che non si può raggiungere, e la parziale celatura del paesaggio rende piacevole e stimolante la sua stessa scoperta.

E un nucleo industriale diventa un arcipelago.

22-oct-2010, Città Ospedaliera, Avellino (AV)

Flickr

17:09:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

This is a test post from flickr, a fancy photo sharing thing.

Herry & Bove - Rotolando (i sassi) verso sud - Tributo a I Corti di Elio...

17:58:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Il blog diventa un po' più serio...

12:56:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Cercherò di dare a questo spazio web la doppia funzione di blog e di punto di riferimento per i miei numerosissimi (ndS - nota di Stancy: qui sono ironico) clienti.

Solo che non so ancora come fare esattamente.
Prima o poi ne verrò a capo, come tutto il resto, del resto...
A P-Resto.

EC

Questo post non ha senso

20:35:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

no, non ce l'ha.
E' solo per far vedere che sono ancora vivo, nonostante tutto.

Illumination

16:24:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (2)

Sul treno per Benevento mi è venuta l'ispirazione... mi piace il treno, anche quello per Benevento.


Occhi, occhi che bruciano
Vento, vento sferzante
bruciante, tagliente.
Sotto l'umidità di questo cielo autunnale
io prego.
Afflitto dall'intensità di un esercito
di granelli di polvere, mille
fieri guerrieri contro i miei due soli occhi.
Occhi che bruciano, ardono.
Prego, e non oso guardare
come fossi dinanzi a divina luce,
ma solo la prego di illuminare
non me, ma la mia mente,
ostaggio degli occhi, rinchiusa da sbarre
fatte di ciò che posso soltanto vedere.
Perciò ti prego, illuminami ora, non aspettare
che il bruciore mi consumi come una vecchia candela,
lasciata sola a prender polvere su un antico camino,
illuminami ora, che non posso vedere,
ORA!


"Hai le lentine scadute"

..Ah.

La vita e la morte di una mano

21:21:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Sebbene mi trovi devastato da un'influenza maledetta, trovo un pò di forza per scrivere al computer =).
Sto scrivendo qualcos'altro, però lo pubblicherò direttamente in pdf una volta finito, e non penso sarà una cosa molto veloce perchè ho intenzione di fare qualcosa di più lungo delle precedenti 11 paginette.
Intanto ho recitato in un mitico video di un altrettanto mitico regista Bove!
E quindi faccio un uso privatista del mio spazio pubblico facendo un pò di sana pubblicità!
Nella sezione video del giorno troverete dunque il suddetto cortometraggio intitolato "La vita e la morte di una mano".
Il perchè di questo titolo dovrebbe esservi abbastanza chiaro alla fine della visione... spero.
Spero anche di scrivere qualcosa in più su sto blog, che tanto manco nessuno lo visita, ma almeno mi metto la coscienza a posto.
Cià

Chi spiega...

12:57:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

...al coglione con la BMW blu metallizzato che la corsia d'accelerazione NON è una corsia per veicoli lenti?

Breve descrizione, commento ed epifania di un incubo

20:42:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (1)

He he bello il video di Mastandrea che fa il commento su Guerre Stellari?


Come promesso, ecco a voi il primo PDF del racconto che ho scritto. Ovviamente lo potete scaricare gratis, ma non potete fregarvi il racconto e dire che è vostro perchè posso farvi causa =D l'opera è registrata sotto licenza Creative Commons.
In sostanza potete fare un pò che cazzo volete con il racconto, basta che poi dite che l'originale l'ho scritto io... mi pare accettabile come cosa, no?
Il racconto è stato provvisoriamente intitolato "Breve descrizione, commento ed epifania di un incubo": è un pò Wermulleriano, ma suona abbastanza bene, e non avevo altro in mente. =) Lo potete trovare su www.scribd.com così magari lasciate pure un commento se vi va.
Se invece siete pigri e non vi piace girare per il Web:

http://www.scribd.com/word/download/1035597?extension=pdf


Ciao ciao.

P.S.: Critiche, commenti, suggerimenti e consigli saranno in ogni caso bene accetti.

Ironicamente... TITOLO

12:12:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (1)

Ritento, con scarse speranze, di dare una certa interattività al mio blog, rivolgendomi ai pochi che hanno letto almeno qualche riga del mini racconto da poco concluso.
In verità ho deciso di finirlo perchè mi stava opprimendo, e perchè avevo voglia di fare qualcos'altro, magari un pò meno pesante =).
In ogni caso parlavamo dell'interattività: ecco, ora ci arrivo...
A breve sarà pubblicato l'intero racconto (spero in formato .pdf, così evitiamo i problemi di versione di Word), non lo pubblico subito perchè... hem ...non ho ancora trovato un titolo =D.
Ed è qui che entrate in gioco voi e l'interattività di cui sopra: consigliatemi un titolo!!!
Sbizzarritevi, vaglierò attentamente qualsiasi proposta, ciao.

Interpretazione di un sogno - Capitolo 8 - Epilogo

01:08:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)


Dormì. Si risvegliò, e per qualche giorno -non saprei ben dirvi quanti- gli sembrò di vivere in un eterno deja-vu costituito dagli stessi avvenimenti, ragionamenti e momenti di felicità e depressione... docce, telefonate, chiacchierate (più uniche che rare), film e telefilm in TV, tutto maledettamente identico al giorno prima, e anche a quello prima ancora!

La spirale si fermò un giorno che cominciò esattamente come tutti gli altri: si alzò, si fece un caffè piuttosto lungo che bevve a malincuore e cominciò le sue solite pratiche igieniche mattutine.
La finestra sembrava scheggiata, dall'angolo del lavandino nel quale solitamente si metteva per farsi la barba; si fermò, col rasoio ancora in mano e la schiuma da barba sulla faccia, a guardare la finestra. Sì, da lì sembrava proprio un graffio bello profondo, però se si spostava un pò più a sinistra il graffio non c'era: magari era solo un riflesso del sole... è strano come la luce, che ci consente di vedere, a volte ci inganni in modo così meschino.

Eccolo di nuovo!

Il graffio c'era - il graffio non c'era. Squillò il telefono. Andò a rispondere, continuando a guardare la finestra mentre usciva dal bagno. Era Eddie: "Buongiorno, volevo dirti che oggi la metro è chiusa per lavori, e probabilmente i pullman saranno straripanti dato che fuori diluvia... bello il gioco di parole, eh?!". Guardò fuori, cercando di non pensare alla battuta: effettivamente pioveva molto.
"Ho visto."
"Ok, se mi paghi la benzina passo a prenderti, che ne dici?"
"Va bene, ciao."
Riagganciò. Non era sicuro di essersi reso conto di quello che stava facendo, ma era normale: la mattina non era mai al 100% delle sue facoltà intellettive e motorie. Tornò in bagno a finire di lavarsi: acqua, sapone, rasoio, acqua, rasoio, acqua, rasoio, acqua fredda, asciugamano, dopobarba. La finestra era sempre lì, il graffio sembrava svanito nel nulla, forse era davvero solo un riflesso; si spostò di nuovo nell'angolo di prima per trovarlo di nuovo, ma non ci riuscì: alzò un pò la testa, si curvò leggermente tenendo gli occhi alti per scorgere anche il minimo bagliore, si spostò più a destra, si inginocchiò sul tappeto impolverato e umido e procedette carponi sotto il lavandino guardando verso lo spigolo della finestra. Il graffio non c'era, avrebbe dovuto esserne contento ma qualcosa lo turbava. Ripose il rasoio sul piccolo scaffale adiacente il lavandino, non staccò gli occhi dalla finestra neanche per un secondo, così il rasoio cadde a terra e non lo raccolse nemmeno, tanto era impegnato a notare un piccolo buco molto vicino alla zona che avrebbe dovuto celare il graffio. Era un buco di termiti? Non c'erano molte cose in legno nel suo bagno ma questo non era certo un buon motivo per non preoccuparsene, magari avrebbe dovuto prendere una siringa di antitermiti e iniettarla nel buco, per poi ricoprirlo con un pò di stucco per legni per non far vedere il colore diverso dell'antitermiti; e poi fare aerare il locale prima di soggiornarvi. Perchè avrebbe dovuto soggiornare nel bagno? E perchè non riusciva a trovare quel dannato graffio?
La sua vista non era calata, neanche dopo tutte quelle ore al pc perse a cercare di scrivere quel cazzo di romanzo fantasy, erano sempre 10/10, nonostante la miopia. Forse era per gli occhiali! Sì, certo, come aveva fatto a non pensarci prima? Gli occhiali non erano pulitissimi, avrebbe visto meglio con le lenti a contatto: ne aveva un paio scadute da 3 mesi, ma le doveva mettere solo per cinque minuti, giusto il tempo di trovare quel bastardo e poi se le sarebbe tolte e sarebbe andato a lavorare. Già, a lavorare, si stava facendo tardi! Guardò la porta del bagno e il suo sguardo tornò a posarsi sulla finestra: "Con le lentine non ci vorrà certo più di cinque minuti per trovarlo, sarò in perfetto orario". Aprì l'armadietto a destra del lavandino e cominciò a cercare le lenti a contatto, spostò il flacone di acqua ossigenata, lanciò il piccolo rotolo di garza che aveva comprato per ogni evenienza ma che mai si era rivelato utile nel water, buttò due o tre vecchi asciugamani per terra fino a raggiungere un beautycase nero. Lo aprì: dentro c'era un piccolo profumo spray da uomo e un contenitore per lenti a contatto. Svitò i tappi e raccolse le due lentine semiprosciugate e provò a mettersele: bruciavano, e gli caddero a terra un paio di volte, prima di riuscire a ficcarsele negli occhi. Ora aveva le lenti a contatto, era senza maglietta e solo con un pantalone di una vecchia e sudicia tuta indosso, ed era tremendamente tardi.
Gli occhi gli lacrimavano, lui aspettava trepidante che le lacrime si asciugassero per permettergli di vedere perfettamente e scoprire il graffio sulla finestra... afferrò l'asciugamano vecchio che giaceva a terra e ci si asciugò frettolosamente gli occhi e, con le guance ancora umide di lacrime, poggiò le mani ai due lati della finestra e scrutò attentamente il legno della finestra per tutta la sua lunghezza. Le mattonelle cominciavano a inumidirsi del sudore delle sue stesse mani, ed era strano, perchè non gli sudavano mai le mani, e poi non trovava il graffio, doveva trovarlo!
Gli scivolò una mano dalla mattonella e perse l'equilibrio: per reggersi posò la destra sul rasoio che era caduto prima e si tagliò; l'altra mano era ancora premuta sul muro, a pochi metri c'era l'acqua ossigenata, la mano gli sanguinava. Si girò verso l'acqua ossigenata, era lontana, lontana, lontana, doveva interrompere il suo lavoro, e per oggi aveva avuto già abbastanza interruzioni, doveva prima finire quello che aveva cominciato, non poteva fermarsi.
Rialzò la mano dalla piccola pozzanghera rossa che si era formata sul pavimento scuro e la poggiò di nuovo sul muro: ciò gli provocò un forte dolore, sia per il freddo, sia per il forte formicolio che ormai gli straziava il palmo. La vista gli si annebbiò per un secondo, un secondo solo, e poi tornò a scrutare il legno. Gli piaceva il profumo del legno, ma quello non profumava neanche, e il legno graffiato non profuma, o sì? "Trova il graffio, così vediamo!". Era la soluzione, sì, per forza! Così gli avrebbe sicuramente detto anche sua madre, o il suo capo, o anche il capo di sua madre, se mai lo avesse avuto. Cercava disperatamente attorno alla maniglia qualche cenno di usura, anche un piccolo graffio o un buco come quello delle termiti; già, neanche quello trovava... eccolo! Ma il problema era il graffio, come diavolo aveva fatto a graffiare una finestra! E quanto la utilizzava, poi, quella finestra, e poi si tagliava sempre le unghie, non avrebbe mai potuto graffiarla con un'unghia spezzata o tagliata male. Le unghie le tagliava, lui.
Era quasi arrivato ad ispezionare con millimetrica cura tutto il lato sinistro quando uno squillo di telefonino gli fece perdere la concentrazione: era Eddie, forse voleva farlo scendere per andare al lavoro, bè avrebbe aspettato, tanto ci volevano cinque minuti, dieci al massimo per trovare quello stramaledetto graffio di merda.
Passarono alcuni minuti, forse più di cinque, e il telefono squillò di nuovo, stavolta a lungo. Cacciò un urlo stridulo, afferrò il cellulare e lo scaraventò contro la parete della doccia, frantumandola: il telefono non squillò più. Si curvò sulla parte inferiore della finestra, ora sporca di sangue, e prese ad esaminarla con maggiore attenzione, non c'era niente, solo macchie rosse. Il rasoio era ancora sul pavimento, assieme agli asciugamani sporchi, al tappeto umido e ai frammenti di vetro.
Ad un tratto sentì il rumore di qualcosa infilato nella serratura: Eddie aveva le sue chiavi! Una volta gli aveva prestato la casa per un appuntamento con una donna e allora probaiblmente si era fatto una copia... Ci avrebbe pensato dopo, bisognava trovare il buco, e alla svelta anche, Eddie stava entrando. La porta d'ingresso si aprì, Eddie entrò gridando: "Ma ti vuoi muovere? Sono già 20 minuti che aspetto! E quando ti deciderai a cambiare quel cellulare preistorico?! ... Ma dove sei, idiota?"
Passò davanti al bagno, si fermò.
"Cristo... ti sei tagliato!"
"Sì, non preoccuparti, non è niente, ho l'acqua ossigenata lì per terra e la garza da qualche parte, ho tutto il necessario, tra cinque minuti mi medico la ferita: ora devo trovare il graffio... anzi, vieni a darmi una mano anzichè stare lì a guardarmi!"
Eddie gli si avvicinò piuttosto incazzato e gli disse: "Ora ti dai una ripulita e vieni a lavorare, ma guarda che casino! E non ti sognare nemmeno di chiedermi una mano per mettere in ordine! Dai alzati cretino..." gli prese il braccio sinistro.
Si alzò di scatto e gli tirò un destro con la mano insanguinata, proprio sotto il mento: gli fece male -sia a lui che a Eddie- poi lo spinse violentemente a terra sui pezzi di vetro ferendolo. Raccolse la doccetta dalla vasca e cominciò a colpire violentemente la testa di Eddie, finchè non vide più alcuna reazione.
Si girò velocemente e tornò al suo lavoro: niente poteva distoglierlo ormai dal trovare il graffio, il graffio, il graffio.
Il graffio aveva spezzato la catena, lo aveva tirato fuori da quel vortice di routine che era costretto a vivere da tanto tempo: ora non era necessario riflettere, anzi, era proprio il riflettere che faceva parte della sua routine; non doveva più fermarsi e ragionare, guardare a quello che aveva fatto, che stava facendo e che avrebbe di lì a poco fatto. La catena si era spezzata, doveva trovare il graffio, nessun deja-vu, solo il graffio, almeno per ringraziarlo... trovare il graffio.
Provò ad aprire la finestra per cercarlo sulla superficie esterna, ma era incastrata. Gli lacrimavano di nuovo gli occhi, non per le lentine, stavolta piangeva, piangeva perchè non si apriva la finestra, a che serviva disperarsi per altro? La finestra non si apriva e c'era una soluzione, e lui la conosceva. La conosceva, prese la rincorsa. La conosceva, e si lanciò.


FINE

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Aggiornamento blog

11:38:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (3)

Grazie al commento di Raffaele, mi sono accorto che avevo lasciato in bianco tutti i vecchi post, dato che prima avevo lo sfondo scuro e si vedevano meglio. =)
Colgo quindi l'occasione per aggiornare anche il video del giorno e inserisco una performance live di Pat Metheny che suona Norah Jones... che volete de più?

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Travaglio

13:38:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (1)

Non avrei mai pensato di trovare un lavoro a 21 anni. E, soprattutto, non avrei mai pensato che questo lavoro mi avrebbe portato in giro per il mondo. Ma, più di ogni altra cosa, non avrei mai pensato che trovare un lavoro potesse rendermi felice =P

A Febbraio andrò a Madrid per un fine settimana per fare l'interprete, spero che vada tutto bene; ma anche se non va tutto bene almeno mi faccio un giro a Madrid =D

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Addio a Karlheinz

12:46:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Ho modificato un pò il layout del blog, ci avrete fatto caso, ma in realtà non volevo scrivere per informarvi del lieto cambio di costume del sito, ma per omaggiare un grandissimo compositore del XX secolo che ha, ieri mattina, lasciato questo mondo.
Pioniere della musica elettronica, sperimentatore forsennato e ispiratore della quasi totalità della musica alternativa moderna, nonchè controverso autore di improbabili dichiarazioni:

"Sono stato istruito su Sirio e ci tornerò, anche se per ora vivo ancora a Kurten"



Insomma uno che in quel casino di fili ci si trovava a suo agio, sazio di una tranquillità che trascende qualsiasi concetto di ordine.

Rest In Peace

Casi difficili

13:24:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

E' un periodo difficile: così dissi, distaccandomi per un momento dal mio ipocrita e virtuale alter ego, e analizzando con freddezza da commercialista un piccolo tratto di strada dietro di me.
Dai periodi difficili di solito scaturisce qualcosa di buono: così pensai, progettando con la mente (sì... dovrei imparare a usare AutoCad).


Tutto ciò mentre ascoltavo un disco degli Afterhours; non mi sono mai piaciuti, ma probabilmente era un periodo difficile anche quello in cui li ho ascoltati per la prima volta, visto che il disco in questione mi è piaciuto. Strano a dirsi, due periodi difficili che portano a due conclusioni opposte.



Mi limitai a mettere su Wish you were here (l'album) e a piantarla coi ragionamenti inutili.



P.S. Se vi dovesse servire un bassista fatemi un fischio.

Interpretazione di un sogno - Capitolo 7

18:30:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Si ritrovava spesso a pensarci: se avesse tolto tutto ciò di superfluo, vano e transitorio che aveva fatto e faceva parte della sua vita, non gli sarebbe rimasto niente.
In fondo perchè agiva, e perchè lo facevano tutti? Lavoravano per arrivare a fine mese, studiavano per non dover lavorare per arrivare a fine mese, progettavano scadenze che mai avrebbero rispettato, sognavano e poi si disilludevano, perchè?
Perchè si faceva carico di colpe che non erano sue per stare a posto con la coscienza che lo avrebbe comunque tormentato, perchè sapeva che lo stava facendo solo per mettersi a posto con sè stesso, ma forse anche un pò lo sentiva veramente; perchè si ostinava a cercare dentro di sè una soluzione che mai avrebbe trovato, neanche un indizio, un accenno, niente, così come era dispersa la ragione del suo continuo pensare, puro sforzo mentale che avrebbe sicuramente trovato definizione di mera perdita di tempo alle menti dei più.
Sbattersi per chi? Per cosa?
Per andare in vacanza! Drogarsi di pausa, ancora indolenziti dall'assuefazione alla routine, e poi, quando cominci a prenderci gusto, cambi pusher e torni alla solita merda.
Si guardava attorno alla ricerca di conforto, conforto che non sarebbe venuto da alcun oggetto al mondo, nè da persona, nè da grido, nè da sospiro; era stizzito dal silenzio delle mura, stomacato dal rumore dell'aria...
Voleva dichiarare guerra a tutto, far saltare in aria il mondo, tirar giù l'albatro nel cielo a colpi di mitra e bruciarne il cadavere, e poi sputarci sopra, sì, forse, magari.

E si ritrovava così, seduto sulla sua poltrona in similpelle a guardare dalla finestra, ad invidiare qualsiasi altra forma di vita gli capitasse a tiro.
Ma del resto chi era lui per invidiare? Cosa poteva saperne dei problemi di un animale, di un insetto, di una farfalla o di un cane? Proprio lui, che diceva sempre di amare gli animali... ogni creatura sulla faccia della Terra aveva un significato particolare per lui, e non raggruppava mai tutti gli animali in un unico concetto di "cane" o "gatto", ma li considerava per quello che erano, a sè stanti, ogni singolo animale faceva storia a sè... una specie di neo-San Francesco... questo diceva!
Ma in realtà aveva paura quando si trovava di fronte un cane che superasse i 40 centimetri di altezza, ma forse aveva pure ragione, perchè quel cane veramente gli poteva fare male, mica a scherzare! E San Francesco chissà se è mai esistito, magari è una metafora, magari una balla e basta, un lupo gli avrebbe fatto paura e chissenefrega se aveva un animo gentile sotto sotto, lui non aveva voglia di conoscerlo, neanche gli avessero regalato un milione. Sì, perchè di fronte a quelle cose i soldi non riuscivano ad influenzarlo, nonostante pensasse "...ma alla fine sarebbe un secondo solo, un attimo, un'ora, una sera..." ma poi non lo faceva mai, e dico mai!
Ma perchè avrebbe dovuto condividere qualcosa con qualcuno? Dove stava scritto?
Al diavolo chi lo additava come "asociale", la sua era una minoranza composta da un solo elemento, che era lui stesso, capo di sè e al contempo suo seguace...

Una doccia, una cazzo di doccia!

Lo specchio in casa era una presenza inquietante, ogni volta che ci passava davanti si trovava di fronte a quella persona che cercava di migliorare da più di vent'anni, e che chissà se gli avrebbe mai dato qualche soddisfazione.
Cercava di asciugarsi i capelli cercando di dare loro una qualche forma, ma ad ogni colpo di phon si ripeteva che non gli fregava niente del suo look, e che i capelli potevano fare quel che volevano.
Ma se lo ripeteva spesso, eh... voleva proprio convincersi in tutti i modi che non gli importava... un pò come Einstein.
Dopo la formulazione della teoria della relatività, 100 fisici scrissero un libro dove cercavano di smantellare questa tesi, ma Einstein disse che, se davvero avesse avuto torto, ne sarebbe bastato uno solo, di fisico, per confutare le sue teorie.

E in effetti i capelli stavano prendendo quella piega...

Interpretazione di un sogno - Capitolo 6

18:30:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Il peso dell'acqua che, goccia a goccia, lo bagnava da capo a piedi sembrava stesse per far crollare da un momento all'altro quella fragile impalcatura di ossa, carne ed anima. Quel processo esteriormente catartico lo metteva a proprio agio, come se fosse per un attimo in un'altra dimensione, isoterma, sospesa ed onirica. Vedeva davanti a sè la strada, e dietro non volle girarsi, ma non per paura di vedere qualcuno, qualcosa che lo inseguiva, ma solo perchè non voleva girarsi, tutto lì; respirava a pieni polmoni un'aria densa e tiepida, sotto un chiaro sole primaverile, ma non di primavera inoltrata: quando l'erba comincia a verdeggiare e nasconde il fango sotto la sua coltre verde, ci camminava sopra, e sentiva di camminar nel fango, ne era sicuro, ma non ci pensava perchè sopra c'era il verde del prato ed allora andava tutto bene, anche se aveva le scarpe infangate il sole le avrebbe asciugate e il terreno sarebbe caduto di lì a poco e fango, fango, ancora fango sotto le sue suole, poteva sentirlo quasi dentro le scarpe, i calzini, ma chi se ne frega? Camminava, e nessuno avrebbe detto oh guarda che scarpe infangate perchè tanto c'era l'erba che era verde e umida e profumata, anche se non è proprio un profumo, è qualcosa che senti come vero, una realtà non è come una strada asfaltata, no, quella ci sbatti sopra e non ti ha neanche sentito, l'erba se ci cadi sopra ti sente e cerca di prenderti, l'erba, verde; il sole, chiaro; un sapore sulle labbra, un bacio di donna, un profumo di pelle, una carezza, uno stridore, un grido, un urlo lancinante, uno scricchiolio nel buio...
Sapeva che avrebbe dovuto cambiare la doccetta prima o poi, la mamma era andata a fargli visita qualche giorno prima e proprio quello gli disse, sì, gli disse proprio così: aggiustala quella doccetta che poi ti cade in testa mentre fai la doccia e sei nel mondo bello, onirico, sensuale e perfetto. Bè veramente non aveva detto così, cioè sì, però senza il fatto del mondo bello onirico e sensuale.
In ogni caso gli era caduta la doccetta in testa, e altro non poteva fare se non sciacquarsi ad altezza di cane sotto il rubinetto.
Doccia del cazzo! Lo aveva interrotto durante il suo orgasmo di sensazioni, ed ora non lo poteva raggiungere in alcun modo, tanto era lontano nello spazio, nel tempo e nella sua mente.

Interpretazione di un sogno - Capitolo 5

18:29:00 / Pubblicato da Stanley Warren Smith / commenti (0)

Avrebbe potuto accettare il passaggio che Eddie gli aveva offerto, in uno spicco di generosità più unico che raro. Ma fu proprio grazie all'aver rifiutato quel passaggio che improvvisamente, proprio lì, all'incrocio che la strada principale del paese formava con la stradina laterale che lo avrebbe portato a casa (dopo un cammino medio-lungo), una Mercedes nuova di zecca, nera, scintillante, passò sulla pozzanghera che si interponeva tra lui e la prima striscia pedonale e... sì.
Era talmente furioso che si sarebbe fatto come minimo una doccia, fredda, perchè l'acqua calda non funzionava tanto bene a casa sua, ma era sicuro che se la sarebbe fatta, la doccia. Per strada era sicuro che qualcuno lo avesse salutato, ma forse no, e allora tirò dritto verso il portone di casa, lo aprì e un pò di rimorso lo colse, ripensando a quella entità che probabilmente lo aveva salutato prima e a cui aveva volgarmente negato il saluto: perciò si girò di scatto e, non potendo impedire alle gambe, ancora furiose per la Mercedes, di continuare ad avanzare, sbattè fragorosamente contro le cassette della posta. Una volta ricomposto (se questo è appellativo adeguato per descrivere un ragazzo fradicio da capo a piedi di acqua sia caduta dal cielo di una grande metropoli, sia saltata dalla strada di una grande metropoli) riaprì il portone che aveva poco fa sbattuto con una certa calma, quasi volesse scusarsi col nero legno per il suo gesto di prima, e mise la testa fuori. Il palazzo non aveva balconi, da quel lato, e quindi sentiva l'acqua sporca del tetto cadergli in testa; pioveva sul bagnato, letteralmente. In ogni caso, mise la testa fuori e vide: una signora con un cappotto marroncino che portava a spasso una specie di cane (quanto odiava i pechinesi...), la Mercedes di prima che sfrecciava nella discesa, un signore che fumava in canottiera sul balcone di casa, richiando un accidente, il giornalaio che chiudeva il piccolo chiosco, una ragazza con un maglione a righe nere e marroni, un'altra ragazza, dall'altro lato della strada, con un ombrello celeste che era un cazzotto in un occhio, un ragazzo, questo lo aveva già visto da qualche parte, magro, più di lui, con barba incolta e che camminava in modo un pò strano lungo la stradina, incurante della pioggia che bagnava i suoi capelli ricci. Forse era stato lui a salutarlo, forse non lo aveva salutato, forse lo aveva solo guardato, ma forse non era neanche stato lui, chi avrebbe dovuto salutarlo, non conosceva quasi nessuno.
Rientrò, si chiuse il portone alle spalle con media forza e salì i gradini di casa; andò a farsi la doccia.